Aghni
illustra ogni singolo verso del grande poema
di Sri Aurobindo.
NAMASTE'
SAVITRI
"NAMASTÉ
SAVITRI" può essere definito come una interpretazione
pittorica del grande poema di Sri Aurobindo: Savitri.
Esso è anche un progetto, un sogno: quello di illustrare
e pubblicare gli oltre 23.000 versi di "Savitri".
Ma, prima di tutto, è un modo di consacrarsi allo yoga;
è un lavoro di dedizione alla grande opera di Sri Aurobindo;
un lavoro di concentrazione, elevazione, dono di sé
attraverso il quale Aghni si immerge nel poema traendone verso
dopo verso un dipinto che ne concretizza una visione, una
rivelazione, un'intuizione.
Da
questo lavoro - che nasce innanzi tutto come lavoro interiore
di ricerca - AGHNI ha realizzato un primo libro
formato album intitolato "Namasté Savitri"
con i dipinti relativi ai 342 versi de Il Libro delle Origini
(Libro I, Canto I di Savitri) ed i relativi versi nella
lingua originale accompagnata dalla traduzione in altre lingue.
Data
la mancanza di fondi per continuare la pubblicazione secondo
il modello del primo volume, è stata realizzata la
"Collana Namasté Savitri": 20
volumi (formato A5) realizzati al computer e riproducenti
tutti i quasi 5000 dipinti di Aghni raffiguranti verso per
verso l'intero Libro I (Il Libro delle Origini)
di Savitri. I dipinti sono accompagnati
dai relativi versi in lingua originale e dalla traduzione
in altre due lingue (italiano e francese).
SAVITRI: LA SUPREMA
RIVELAZIONE
DELLA VISIONE DI SRI AUROBINDO
SAVITRI
fu concepito da Sri Aurobindo
ancora prima del 1916, anno a cui risale un primo abbozzo del
poema, e costituì un lavoro a cui continuò a dedicarsi
per tutta la vita. Ci furono diverse revisioni, ritocchi e cambiamenti
che condussero agli oltre 23.000 versi (divisi in 12 libri)
del poema epico nella sua forma finale. "In effetti"
aveva scritto Sri Aurobindo "non ho considerato 'Savitri'
come un poema da scrivere e terminare, ma come un campo di sperimentazione
per vedere fino a che punto si potesse scrivere poesia partendo
dalla propria coscienza yogica e come ciò potesse essere
reso creativo". "Mi servii di 'Savitri' come di un
mezzo di ascensione. Cominciai con esso su un certo livello
mentale, ed ogni volta che potevo raggiungere un livello più
alto, lo riscrivevo da quel livello". "Savitri"
scriveva ancora Sri Aurobindo ai suoi corrispondenti "è
la registrazione di una visione, di un'esperienza che non è
del tipo comune ed è spesso molto lontana da quello che
la mente umana ordinaria vede e sperimenta ." "Mi
sono lanciato come una barca senza timone sulla vastità
dell'Infinito" aveva detto Mère
parlando di Savitri.
Sri Aurobindo definì il suo poema
"una leggenda ed un simbolo": "Il racconto di
Satyavan e Savitri si trova nel 'Mahabaratha', dove è
riportato come una storia di amore coniugale che conquista la
morte. Ma questa leggenda è, come mettono in luce molti
passi caratteristici del racconto umano, uno dei molti miti-simbolo
del ciclo Vedico. Satyavan è l'anima che porta dentro
sé la verità divina dell'essere ma che è
caduta nella stretta della morte e dell'ignoranza; Savitri è
il Verbo Divino, figlia del Sole, dea della suprema Verità
che discende e si incarna per salvare; Aswapati, padre terreno
di Savitri, è il Signore della Tapasya, l'energia concentrata
dello sforzo spirituale che ci aiuta a salire dai piani mortali
a quelli immortali; Dymatsena, il Signore degli Eserciti della
Luce, padre di Satyavan, è la Mente Divina divenuta qui
cieca, che perde il suo regno celeste della visione e, con esso,
il regno di gloria. E questa non è semplice allegoria,
i personaggi non sono qualità personificate, ma incarnazioni
od emanazioni di Forze viventi coscienti con cui possiamo entrare
in contatto concreto e che assumono corpi umani per aiutare
l'uomo e mostrargli la via che può portarlo dal suo stato
mortale alla coscienza divina ed alla vita immortale."
"Nella sua nuova forma" aveva
scritto ancora Sri Aurobindo "sarà una specie di
filosofia poetica dello Spirito e della Vita molto più
profonda nella sua sostanza e più vasta nel suo orizzonte
di quanto fosse intesa nel poema originale."
Mère,
in una conversazione del 1967 con un discepolo, aveva detto:
"Si potrebbe dire che 'Savitri' è una rivelazione,
una meditazione, la ricerca dell'Infinito, dell'Eterno. Se letto
con questa aspirazione verso l'Immortalità, sarà
come una guida verso l'immortalità." "Leggere
'Savitri' è davvero fare lo yoga, è una concentrazione
spirituale: vi si può trovare tutto ciò che serve
per realizzare il Divino. ogni passo dello yoga è annotato,
persino il segreto di tutti gli altri yoga. Sicuramente, se
si segue con sincerità tutto quello che qui è
rivelato, si arriverà infine alla trasformazione dello
yoga supermentale." "Tutto è lì: misticismo,
occultismo, filosofia, la storia dell'evoluzione, la storia
dell'uomo, degli dei, della creazione, della natura; come l'universo
è stato creato, perché, per quale scopo, con quale
destino." "Puoi trovare le risposte a tutte le domande.
Tutto è spiegato, persino il futuro dell'uomo e dell'evoluzione,
tutto quello che nessuno ancora conosce. Sri Aurobindo ha descritto
tutto questo in parole bellissime e chiare, così che
gli avventurieri spirituali che aspirano a risolvere i misteri
del mondo, possano comprenderli più facilmente. Ma questi
misteri sono ben nascosti dietro le parole e i versi e si deve
salire al livello richiesto dalla vera conoscenza per scoprirli."
.
"Savitri rappresenta l'intero yoga
della trasformazione ed è la prima volta che questo yoga
raggiunge la coscienza della terra. E l'uomo non è ancora
pronto a riceverlo. Tutto è troppo elevato e vasto per
lui." "Non è la mente che può capire
'Savitri'"; ". C'è bisogno di esperienze spirituali.
" ". È in meditazione che 'Savitri' si rivela."
"Ogni verso di 'Savitri' è come un mantra rivelato
che oltrepassa tutto ciò che l'uomo possiede come conoscenza.
Le parole sono espresse e disposte in modo tale che la sonorità
del ritmo conduce all'origine del suono che è l'OM."
COME
NASCE NAMASTE' SAVITRI
È
nel 1992, verso la fine dell'anno, che Aghni si 'tuffa' in una
nuova esperienza: l'illustrazione del poema Savitri di
Sri Aurobindo. I momenti liberi da dedicare a questo lavoro
non sono molti, così Aghni dipinge la sera, dopo una
giornata di intenso lavoro, nel refettorio della comunità;
molte persone gli sono vicino: alcuni che lo osservano, altri
più distanti che leggono o fanno altre cose, ed altri
ancora che terminano di sparecchiare lo stesso lungo tavolo
su cui Aghni sta disegnando e dove poco prima si era consumata
la cena collettiva.
Un dipinto per ogni verso a partire
dal Libro I, Canto I.
Difficile descrivere l'importanza ed
il valore che può avere avuto per la comunità
ed i suoi membri il fatto che Aghni svolgesse questo lavoro
in presenza di tutti, in un ambiente a volte rumoroso anziché
nella silenziosa intimità della propria camera: occorre
una visione più sottile, una ricettività ed una
maturità interiore per cogliere le possibilità
che ci vengono offerte. La generosità di Aghni ha comunque
privilegiato una maggiore coesione dell'insieme e ha reso partecipe
l'insieme comunitario di questa esperienza.
Ogni sera venivano alla luce dai 3 ai
5 dipinti. Ogni volta che Aghni si apprestava a dipingere, si
creava subito una particolare atmosfera che induceva al raccoglimento
ed al silenzio. E quando anche gli ultimi rumori della corvée
terminavano, la 'Cosa' era già lì, presente, densa,
anche se diversa di volta in volta, come un alone che scendeva
e si sedeva lì, o a volte come un flusso od un lampo
più inquietante e sfuggevole: Savitri, la suprema rivelazione
di Sri Aurobindo, veniva ogni volta in qualche modo evocata
attraverso quei dipinti e quei momenti e noi ci ritrovavamo
tutti ammutoliti e stupiti di tanta forza e dolcezza riscoperte
insieme.
"NAMASTÈ
SAVITRI nasce da un 'fiat' profondo che nelle parti superficiali
dell'essere traduce l'intimo bisogno del Vero e dell'Autentico
proprio della coscienza umana che arranca verso la luce.". "Io non penso, non leggo mai in anticipo l'intero canto;
non medito mai prima di dipingere. Vivo verso dopo verso il
poema. Mi azzittisco per qualche secondo, in una sorta di concentrazione
interiore orante ed ecco che 'qualcosa' scende, attraversa la
mente e si tuffa nel cuore, nel plesso solare. Dopo poco, e
solo dopo, la "luce" che è scesa risale con
immagini, linee, colori, dimensioni, proporzioni; c'è
tutto, non rimane che esprimerlo tecnicamente il più
perfetto possibile. Mi auguro che anche attraverso questo lavoro
Savitri possa trovare un posto nel cuore di ogni uomo che guardi
al futuro come alla possibilità di realizzare i sogni
e le aspirazioni per le quali la Madre e Sri Aurobindo hanno
tanto lavorato, sofferto e lottato."
AGHNI
Gruppo
Germoglio S.a.S.- Comunità Aurora -Centro Sri Aurobindo e
Mère
via Rio d'Orzo 535, Savignano s/P (Mo) Tel. fax 059 760811 E-mail:
aghni@gruppogermoglio.it